lunedì, settembre 13, 2010

vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India

Ancora un disco italiano e ancora un disco vecchiotto di appena trentotto anni. Della carriera, diciamo seria, di Alan Sorrenti ne avevo solo sentito parlare o letto. Conoscevo solo la sorella Jenny se non mi sbaglio, artista folk alla Joni Mitchell e sentii un pezzo secoli fa alla radio, forse, anzi sicuramente, in una di quelle radio cosidette "libere". Il resto della carriera del Sorrenti mi era conosciuta solo per i suoi hit commerciali tipo Figli delle stelle che ho fatto a tempo a ballare in qualche discoteca e L'unica donna per me che sempre ai tempi fece arrabbiare le femministe per il suo testo, chi se  lo ricorda? "dammi il tuo amore non chiedermi niente dimmi che sei l'unica donna per me"... Spinto dalla curiosità, dopo l'ennesima rilettura di Vorrei incontrarti da parte di Andrea Chimenti nel suo ultimo lavoro Una tempesta di Fiori (l'avevano giá coverizzata i La Crus), mi sono messo alla ricerca dell'originale che si trova sul disco Aria del 1972. Avrei voluto tanto trovare l'ellepi perché la copertina vale proprio, mi ha ricordato il primo dei Black Sabbath, e per quanto riguarda la musica.....Sono rimasto come di sasso. Un folk psychedelico-progressivo con un cantato molto particolare che può ricordare Tim Buckley. Ok a volte sembra un poco datato ma stiamo parlando di qualcosa che risale a parecchio tempo fa e in certi passaggi suona più fresco di certi brani del duemila e dieci. Non voglio esagerare ma a me ha emozionato piú della tanto osannata Joanna Newsom.
Ho letto che la svolta/scelta commerciale del Sorrenti fu imposta da problemi alle corde vocali. Io mi chiedo: non riesci a raggiungere piú dei toni vocali particolari? C'era proprio bisogno di fare incazzare le femministe?
Der Graf von Mailand

4 commenti:

Sull'Amaca ha detto...

Bel post e grande album, l'ho preso un paio d'anni su suggerimento di due amici che sono grandi fan di Tim Buckley...

SigurRos82 ha detto...

Sulla voce nulla da dire, e ricordo di essere rimasta anch'io di sasso quando un amico me lo fece ascoltare qualche anno fa, spiegandomi di chi si trattava. Però lo trovo troppo prog per i miei gusti :) So che 'prog' significa tutto e niente, ma al momento non mi vengono termini migliori ;)

Lucien ha detto...

Gran disco veramente.
Ce l'ho ancora in vinile. Il migliore dei tre, ma meritano un ascolto anche gli altri due prima della svolta "Figli delle stelle", dovuta, credo, anche al "tengo famiglia".

CheRotto ha detto...

sì è prog ma del resto in quell'epoca le poche cose italiche interessanti (Area a parte) arrivavano dal prog...