martedì, marzo 02, 2010

rock the casbah

ehm ehm...è con grande emozione e con vero piacere presentare un contribuito di quella che spero sia solo l'inizio di una nuova collaborazione con osirisicaosirosica...ci tengo particolarmente e uno dei motivi principali è che rappresenta l'altra metà del cielo...ci voleva in questo blog...signore e signori, blogger e semplici curiosi, scaricatori folli e lettori fugaci ecco a voi il primo post di Lilit...buona lettura e, come sempre, buon ascolto...Non c’entrano i Clash e io non sono un’esperta di musica, ma mi piace viaggiare. Così è capitato che qualche giorno fa, uno dei tanti non particolarmente emozionanti di questa mia vita forzatamente stanziale, un amico mi ha fatto un regalo: Pomegranates. Mi piace viaggiare e la cosa buffa è che adoro il melograno, che mi ha sempre accompagnata nelle mie incursioni mediorientali (una volta mi ha proprio salvata…), simbolo per molte culture di ricchezza e fertilità, emblema della gioia di vivere, originario proprio della Persia/Iran. Questo fruttoraccolta è composto da succosi branirubino offerti dai principali attori della scena musicale iraniana degli anni ‘60 e ‘70. Sorprende il contrasto di questa musica con l’idea di Iran che ci portiamo dentro: un puzzle sconnesso di volti di ayatollah, uomini barbuti e un po' di quelle cose nere sotto le quali pare si celino le donne, così dicono. Ascoltando questo disco ci si sente un po’ lì, in una festa a Teheran, in un’altra Teheran (a proposito: avete sfogliato Leggere Lolita a Teheran?) circondati da giovani uomini ‘capelloni’ dotati di baffi-e-basette full-optional, che zompettano intorno a ragazze con chiome cotonate e succinti vestitini alla moda. A me la lingua farsi è sempre sembrata molto dolce, specie se accompagnata dalla magia di ritmi e sonorità tradizionali fusi con le contaminazioni ‘occidentali’ che tanto piacevano a Mohammad Reza Pahlavi (l’ultimo Scià, ripassatevi Persepolis). Niente barbe, niente velochador. Questi elementi fanno parte del presente. Tenetelo a mente. Tra l’altro “forse non tutti sanno che” nel 1936 l’uso del velo è stato vietato per legge, in Iran. Fino al 1979.
Mi piace viaggiare e pensando ad una prossima meta (la devo per forza sognare ad occhi aperti per sopravvivere a questo inverno milanese) mi viene in mente proprio l’Iran. Dev'essere un paese meraviglioso. I Clash non c’entrano, nemmeno Rachid Taha, ma dal ’79 il regime islamico, instauratosi dopo la rivoluzione, ha proibito questa musica e demonizzato più in generale qualsiasi influenza riconducibile all’Occidente. Molti degli artisti-gemme di Pomegranates hanno dovuto lasciare il Paese ed oggi vivono e si esibiscono all’estero, mentre in patria la loro musica continua a circolare clandestinamente. Clandestinamente e quotidianamente giovani e non più giovani iraniani ascoltano le canzoni di Mohammad Nouri o di Kourosh Yaghmai. I Clash non c’entrano ma non ci posso fare niente: ascoltando questi pezzi mi sovviene l’immagine Khomeini-versione-poster-gigante che ondeggia e sobbalza seguendo la voce di Googoosh. Rock the Casbah! E qui mi fermo perché mi sto facendo prendere la mano e sono al limite della fatwa
Insomma, ve l’ho detto subito: non sono un’esperta di musica ma mi piace viaggiare.
Un viaggio sulle note di Pomegranates non è niente male.
Buon ascolto, Lilit
p.s.: per milanardi e confinati/confinanti: Galleria Project B - è in corso In & Out, una mostra collettiva di giovani artisti iraniani. Non l'ho ancora vista, potrebbe essere interessante.

3 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

buono il melograno :)

ho sentito il disco (l'avevo trovato qualche giorno fa su un altro blog), musica veramente cool. curioso che arrivi dall'iran anni 60/70. suona decisamente attuale e ha un sapore molto cinematografico.
a proposito, è triste la notizia proprio di oggi che il regista jafar panahi è stato arrestato dal regime iraniano :(

Lilit ha detto...

molto triste ma anche 'normale': lì è la regola. il melograno lacrima rossosaguerubino. giornalisti, fotografi, registi, scrittori, persone qualsiasi, fanno in continuazione la stessa fine, o anche peggio. lo riusciamo a intuire da scatti o frasi che sfuggendo al controllo del regime ci raggiungono dopo essersi persi tra i nodi della rete (un pensiero a Neda). tutto ciò fa male, ancora di più ascoltando queste canzoni che ci fanno respirare un po' di quell'iran che sembra così diverso, così lontano (e avere 'nostalgia' di un altro periodo di dittatura è tutto dire...).

SigurRos82 ha detto...

Grazie per il magnifico post, lo leggo con attenzione solo ora. E trascinante la raccolta :) Ci sono pezzi con intuizioni ritmico-armoniche davvero interessanti...anzi, cool, come dice l'amico in alto ;)

Ciao!