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mercoledì, aprile 13, 2011

un disco, un libro e un motto

Quando uscì Birdbrain dei Buffalo Tom era il 1990 e io ero troppo
indaffarato a seguire i gruppi grunge che andavano per la maggiore in quel periodo quindi me lo persi per strada. Dopo anni di silenzio nel 2007 ritornano con Three Easy Pieces, album onesto però non ancora a fuoco, anche se il brano Hearts of palm è una gran bella ballatona elettrika... ma è quest'anno con l'album (qui in versione deluxe) Skins che i nostri fanno centro.
Intendiamoci niente di rivoluzionario, 'solo' chitarra, basso e
batteria ma un gran bel disco ROCK!
Non mi viene in mente altra definizione. Il Secondo cd sono le versioni promo. Solo per curiosi.



Su consiglio dello Zio Fonta, mi sono procurato il libro Quelli che Milano di Giancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia e sono stato rapito dagli innumerevoli annedoti che son scritti su questo fantastico vademecum della Milano che era.
Da leggere  per sapere da dove arriviamo anche per chi non è di Milano.
A proposito... Zio Fonta... ci mancano i tuoi scritti.... fatti vivo!



Navigando in rete ho visto una foto di una manifestazione pacifista e due ragazze  che tenevano in mano un cartello con la scritta:
BOMBING FOR PEACE IS LIKE FUCKING FOR VIRGINITY!
Geniale non trovi monsieur SarKozy?

Der Graf von Mailand

giovedì, marzo 25, 2010

il ritorno del gorilla

assistere alla presentazione di un nuovo libro da parte dell'autore stesso è un po' come andare al concerto di un musicista quando è fresco di un nuovo lavoro e sai che suonerà prevalentemente brani che hai appena sentito perchè hai appena comprato il disco... di Sandrone Dazieri ho letto quello che si poteva leggere, ho anche incosapevolmente visto un paio di film con sue sceneggiature e il suo modo di scrivere mi piace molto, tocca precisamente le mie corde...ha scritto 5 libri con storie che ruotano ad un protagonista che si chiama come lui, abita a Milano come lui, come lui aveva frequentato gli ambienti della militanza politica e del Leoncavallo alla fine degli anni 70, pensa e si muove come lui, di diverso hanno solo un paio di cose: la prima è che il vero Sandrone scrive, il Sandrone del libro per campare fa il gorilla; la seconda cosa è che il Sandrone del libro ha un Socio molto particolare...ed è quest'ultima differenza sostanziale che mi ha fatto leggere sempre con piacere i libri dedicati al Gorilla...la scorsa settimana è uscito La Bellezza è un malinteso, cinque anni dopo l'ultimo volume dedicato alle imprese del Gorilla e ieri lo ha presentato, per la prima volta, presso la Fnac di Via Torino a Milano a pochi passi da Piazza del Duomo dove era in corso un comizio di Beppe Grillo e infatti Sandrone ci ha ringraziato fossimo presenti nonostante Grillo...Sandrone è stato presentato da un tizio di cui non ricordo il nome di cui ha parlato di questa nuova generazione di scrittori italiani che si cimentano nel noir e ha citato i vari Lucarelli, De Cataldo, Carlotto, Fois, Genna (tutta gente di cui ho letto parecchi dei loro lavori), insomma li ha rinchiusi nella bella etichetta del noir cosa che non condivido molto e che ho anche avuto modo di dirlo ieri quando hanno dato la parola a noi lettori presenti...alla fine mi è piaciuto ascoltare il Dazieri, gran personaggio con belle idee e mi sono comprato il libro che a breve inizierò a leggere...grazie ancora Sandrone per la serata di ieri...vi lascio con il booktrailer del libro e il suo incipit presi direttamente dal suo sito...a presto

Li osservo uscire dal portone di un brutto palazzo di piazzale Greco. Prima un uomo anziano, forse suo padre. Lei si chiama Antonella, spunta subito dopo tenendo la mano al figlio più piccolo. Michele, dieci anni, alto per la sua età. La donna ha un cappotto nero con il bavero di pelliccetta e due scarpe troppo leggere per il freddo che fa. Il bambino ha una berretta di lana e una sciarpa che gli arriva fino agli occhiali. Lenti spesse, a scuola gli daranno del secchione. Si muove a rilento, la madre lo tira nervosa e nel farlo si gira verso di me. Il viso è livido per il gelo e il rossetto è sbavato. Ha gli occhiali scuri. Le labbra tremano leggermente. Si china ad aprire la portiera dell'auto mentre l'uomo anziano sale alla guida. La maniglia le spacca un'unghia, lei si porta il dito alla bocca, poi lo guarda con rabbia. Infila Michele sul sedile posteriore e si volta a fissare l'entrata del palazzo.
Dal portone escono gli altri due figli, Giovanna e Riccardo. Giovanna ha diciassette anni, i capelli neri spettinati, un piumino Monclaire sopra i jeans e gli stivaletti con il tacco. Il fratello, diciannove anni, indossa un piumino identico e un cappellino da baseball. Piangono. Il ragazzo si trattiene, la sorella invece è squassata dai singhiozzi. Arrivati all'auto, si bloccano. Giovanna non vuole salire, fa il gesto di tornare verso casa. La madre la afferra per le spalle e la scuote gridando qualcosa. Il vento porta via le sue parole oppure sono troppo stanco per capirle. Prima di loro ho visto parenti e amici far visita con mazzi di crisantemi e gli uomini delle pompe funebri appendere i drappeggi viola, anche se il corpo di Antonio Davico, marito e padre amorevole, è ancora all'istituto di medicina legale. I suoi familiari stanno andando a prenderlo per riportarlo a casa.
La donna dice ancora qualcosa, sempre con l'espressione tesa, poi imprevedibilmente abbraccia la figlia e affonda il viso tra i suoi capelli. Devono profumare di buono, di shampoo alla mela o al lampone. Ho l'impressione di sentirlo anch'io. Mi sono trovato sotto casa loro all'alba e sono rimasto a spiarli, a fare la mia penitenza. Forse è per questo che il mio Socio mi ci ha portato. Sarebbe da lui. La sua versione di senso dell'umorismo. Ma a me non viene tanta voglia di ridere. Penso invece a Davico che scende nella metropolitana e si getta sotto un convoglio di pendolari. Penso alla sua gamba tranciata di netto che si è incastrata sotto le ruote del vagone, ai pompieri che hanno pulito il sangue con le pompe ad alta pressione.
E penso che è stata colpa mia.

martedì, dicembre 15, 2009

post moderno 1
Le parole dei soldi: JR, un romanzo postmoderno



È uscito in Italia, dopo 35 anni dalla sua pubblicazione originale JR. di William Gaddis, quello che è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura statunitense, nonostante la sua produzione consista solo di 5 pubblicazioni, uscite più o meno a scadenza decennale.Gaddis pubblica il suo capolavoro, JR, venti anni dopo il suo primo romanzo, The Recognitions (Le perizie in italiano), che probabilmente a causa della sua cripticità, non riscosse nessuna attenzione, anche se ora viene considerato un precursore di quella beat generation, che ebbe i suoi massimi esponenti in Jack Kerouac e William Burroughs. Nei venti anni successivi, come succede spesso a molti artisti, Gaddis si barcamena tra vari lavori, soprattutto in campo pubblicitario, ma è in questi anni, che concepisce quella follia letteraria che è JR, e che ne fa uno dei maggiori autori del post modernismo a pari di DeLillo e Pynchon.
Già nell’aspetto visivo, JR, può far paura, un librone di più di novecento pagine, quando poi si comincia a leggerlo lo sconforto si accentua, perche ci si rende conto, che sono novecentoventi pagine di dialoghi, dove non esiste nessun tipo di voce narrante, dove non ci sono nemmeno capitoli, solo a volte, viene inserito un piccolo paragrafo descrittivo, che fa sfumare una scena in un'altra, con una tecnica, che può apparire più musicale che letteraria. Oltretutto, non sempre, si capisce subito chi stia parlando e con chi, anche se proseguendo nella lettura si riesce ad intuire i vari protagonisti dei dialoghi. Dialoghi che sono iperrealistici, perciò se in una scena ci sono più di tre persone, non è detto che tutti parlino della stessa cosa, addirittura può capitare che qualche d’uno si metta a parlare al telefono. L’iperrealismo dei dialoghi, si contrappone alla surrealita ed alla comicità delle varie situazioni, ad esempio la scuola dove studia JR, impartisce solo lezioni audiovisive tramite televisione, o lo stesso JR, un ragazzino di una decina di anni un po’ stupidotto, che capendone i meccanismi base diventa un mago della finanza.
Spigare la trama, risulta un po’ complicato, tra professori tecnologici, manager, artisti falliti ed a una serie innumerevole di personaggi, possiamo però dire, come si vede chiaramente dalla copertina, che è un libro che parla di soldi, anche se le divagazioni dalla trama principale sono infinite.
Dopo l’iniziale sconforto, quando si riesce a districarsi tra i meccanismi della narrazione, la lettura è tutt'altro che faticosa, anzi diventa veramente piacevole e divertente, sicuramente non è un libro per abituali lettori di best seller, ma non posso non consigliarlo agli amanti della Letteratura.
Lo Zio Fonta

venerdì, novembre 27, 2009

tesori scomparsi e poi ritrovati


Sono forse quello meno adatto a parlare di libri ma non posso far passare sotto silenzio queste due gemme.
Cosa accomuna il libro Una banda di idoti di John Kennedy Toole e il cd Microminiature of Love di Michael Yonkers? Sono due storie degli anni sessanta quando negli Stati Uniti, come in quasi tutto il mondo, non si finiva di creare. La pubblicazione del libro la si deve alla perseveranza e alla tenacia della madre di J.K. Toole che dopo la morte per suicidio del figlio tampinó tutti gli editori possibili finché ne trovó uno disposto a pubblicare la storia di questo assurdo, bugiardo, casinista ma assolutamente esilarante personaggio di nome Ignatius in una New Orleans piena di personaggi altrettanto comici e disperati come il negro Jones o la ballerina Darlene e il suo volatile.
Il disco Microminiature of Love non so chi lo ha scoperto, si sa solo che nel 1968 fu registrato in un garage del Minnesota da tre volenterosi ragazzi nel giro di un'ora...buona la prima! Poi non se ne fece piú niente ed i nastri sparirono in chissá quale altro garage finché qualche anima buona lo ha fatto pervenire alla sempre buona scopritrice di talenti SubPop (cito gli scritti della mia "Bibbia" musicale): è come ascoltare Syd Barrett, Jimi Hendrix e Edgard Allan Poe tutti nella stessa persona.
Der Graf von Mailand
P.S.: Cherotto mi ha fatto leggere questa recensione su M.Y.B. e vale proprio la pena citarla, complimenti Sharunas, bella storia. Un grazie allo zio Fonta per avermi fatto leggere il libro.