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giovedì, dicembre 10, 2009

time may change me, but I can't trace time / 3

Terza e ultima parte del mono_tema dello Zio Fonta dedicato a Bowie. Buona lettera e buon ascolto...

Alla fine della tournee promozionale di Alladin Sane, in modo altamente teatrale, Bowie si sveste dei panni di Ziggy, ponendo fine in modo più che simbolico al personaggio che gli ha dato successo. Ormai sa che il glam è alla fine, sa che il pubblico si stufa di cliché troppo ripetitivi e lui ormai è un maestro, nonché artefice dello show business, perciò uccide Ziggy per rinascere un nuovo Bowie.

Diamond Dogs del 1974 ci mostra un David Bowie evidentemente incerto in quale direzione portare la sua musica ,anche se il tema del disco, un pasticce tra i "Ragazzi selvaggi" di Burroughs e il "1984" di Orwell, dove una razza di mezzi uomini e mezzi cani sopravissuti all' full out e controllati da un grande fratello intuisce la direzione "filosofica" della new wave, dove la paura, ma anche un’accettata supremazia della tecnologia, farà da traino a molte correnti musicali dei primi anni ottanta. Nella prima canzone dell'album, la title track, si possono ancora sentire degli accenni di glam rock, ed anche nella seguente mini suite composta da Sweet Thing e da Candidate, dove però si può anche notare una nuova direzione del canto ed è probabilmente la cosa migliore dell'album. In 1984 e in BigBrother si possono anche sentire degli accenni di funky, soprattutto nella prima, ma  le due canzoni che più hanno riscosso successo sono state l'accativante "rock'n'roll “whit me" e il singolo Rebel Rebel dove un riff di chitarra degno dei Deep Purple si fà piacere. Il successo del disco, più che dalle canzoni, è dovuto al tour faraonico che accompagnò la promozione dell'album dal quale fu tratto il discreto live David Live.

Quello che ci si presenta alla svolta del decennio è un nuovo Bowie. Abbandonati i pailettes e zatteroni, si presenta con un look più cupo, che non influenzerà certo lo stile del suo disco, Young Americans, che come si capisce dal titolo è un disco di musica americana dove si trovano canzoni funky, rhythm'n' blues e addirittura disco music, con interferenze elettroniche che rendono il disco un po' confuso. Non mancano di certo delle buone canzoni, come la title track o Win, Fascination o il singolo Fame ma l'insieme sembra tutto un po’ artificioso e gli inserti dei vari session men non fanno altro che accentuare questa sensazione di incompletezza. Il disco, che lascia un pò perplessi i fans per il cambiamento decisamente troppo radicale, vende piuttosto bene ed il singolo arriva al primo posto nelle classifiche USA.

Bowie nel 1976  per poter interpretare un film si trasferisce in California e qui comincia una fase drammatica della sua vita. L'abuso di droga lo porta ad avere deliri paranoici che fanno temere per la sua sanità mentale e che lo porteranno a vivere isolato nel suo appartamento assediato da pusher e creditori vari. Nel pieno di questi deliri realizza le session di registrazione del disco successivo, Station To Station. In seguito dirà: "So di averlo registrato a Los Angeles perché l'ho letto da qualche parte"…realtà o un’altra maschera? Il nuovo Bowie che resuscita subito dopo è un nuovo personaggio, che si definirà il duca bianco, impeccabile con pantaloni neri e camicia bianca, immerso nell'alienazione tecnologica ed il disco che realizza è un nuovo capolavoro.

Dove quello che in Young Americans non era riuscito,qui riesce alla perfezione, dove rock, black music ed elettronica si amalgamano creando le basi per la musica dei successivi dieci anni almeno. Le invenzioni musicali di gruppi tedeschi come i Kraftwerk e Neu vengono miscelate con musica soul. Il cocktail è perfetto già dalla prima canzone, la title track, si viene rapiti da questa musica, la ripetitiva chitarra che ricorda l'incedere di un treno, viene accompagnata da una ritmica incalzante e da un canto caldo sostenuto in alcuni punti da cori che sembrano disco, dando allo stesso tempo un’idea di musica dance e di musica elettronica e nonostante i dieci minuti la canzone sembra finire in un attimo. GoldenYears, Tvc15 e Stay sono tutte allo stesso modo coinvolgenti mentre Word On a Wing e Wild Is The Wind fanno qualche concessione in più alla melodia ma non per questo perdono di efficacia. Sicuramente, come hanno detto molti critici, non ha inventato niente nuovo, prendendo musica un po' qua e un po' la, ma quello che esce da questo commistione è indubbiamente qualche cosa di diverso. L'influenza di Bowie sulla new wave viene solitamente attribuita ai due album successivi, ma quando si ascoltano i Talking Heads non può non venire in mente Station to Station.



Nella nuova tournee abbandona tutti gli eccessi passati, si avvale di scarne scenografie e di luci al neon bianche, accentuando la fredda immagine del nuovo decadente tecnologico Bowie.

Trasferitosi alla fine dell'anno nella Germania tanto decantata nel precedente album, nel 1977 apre quello che probabilmente è il suo ultimo grande periodo musicale, pubblicando ben due dischi e producendone altri due per un altro suo mito che ha fatto resuscitare, Iggy Pop, appena uscito da un istituto di igiene mentale e che dopo una decina di anni con i dischi the Idiot e Lust For Life ritroverà un più che meritato successo.

Registrato negli ultimi mesi del 1976, uscito poi nel 1977, Low è sicuramente un album ancora più elettronico del precedente, senza però abbandonare le ritmiche afroamericane ma sono le strumentazioni ad essere più tecnologiche. Comincia così anche la collaborazione con Brian Eno che proseguirà anche per i seguenti due album. Il canto perde la sua predominanza, ci sono canzoni solo strumentali ed altre dove il cantato è solamente accennato. Il disco comincia appunto con un brano strumentale la ,ancora oggi, futuristica ballata Speed Of Life dove è un potente synth a dettare la ritmica. Breaking Glass è un funky tecnologico, What In The World è un altra ballata elettronica dove però oltre al synth è la chitarra a prevalere. La successiva Sound And Vision è un brano di disco music spersonalizzato dall'elettronica. Always Crashing In The Same Car può sembrare un brano di classico rock americano trasformato dall' elettronica. Chiude il primo lato A New Career In A New Town, dove si sente anche il suono dell'armonica e può essere definito un brano di folk elettronico strumentale. Cambiando lato si nota immediatamente la netta differenza: ad un primo lato ritmico armonico a tratti giocoso si contrappone un secondo lato cupo dark e a momenti gotico, il canto scompare quasi completamente come la ritmica. Solo nella prima Warszawa un accennato tormentato coro accompagna una musica minimalista. Minimalismo e un senso di oppressione sono anche i tratti principali della seguente Art Decade. Weeping Wall mantenendo un continuum di cupezza viene però arricchita da una maggiore strumentazione ed è sicuramente in questi pezzi che si sente maggiormente l'influenza di Eno. Alcune cose ricordano infatti Another Green World ma dove li era il verde a risplendere, qua è il degrado della civiltà a tingere tutto di nero. A chiudere il disco è Subterraneans dove la opprimente cupezza "ambient" della prima parte viene interrotta da un inserimento di un sax quasi jazzistico, e da un accennato canto che può quasi essere concepito come liberatorio. Bowie non è mai stato politicizzato. Negli anni '70 il movimento per la liberazione omosessuale gli aveva chiesto di diventare suo portavoce e lui si era categoricamente rifiutato. A parte qualche discutibile affermazione neo nazista (un’altra maschera?) e alcuni riferimenti al degrado della civiltà nei suoi dischi (vedi Diamond Dogs) Bowie non aveva mai preso posizioni socio-politiche ma in Low, forse influenzato dal vivere a Berlino a contatto con l'imminenza del problema, non si può non notare la metafora della contrapposizione tra est e ovest. Ad un lato A dance ritmico e tratti giocoso spensierato, l'occidente, si contrappone per l'appunto il lato orientale cupo e oppresso dalla mancanza di libertà.


Alla fine del 1977 esce Heroes, l'ultimo grande capolavoro di Bowie che ripropone la struttura del precedente, un primo lato più cantato ed un secondo lato strumentale. Alla registrazione partecipa anche Robert Fripp, uno dei più innovativi chitarristi degli anni '70 e di conseguenza la chitarra è molto più presente che nel precedente album. Infatti dove Low si apriva con il sinth, Beauty And The Beast la prima canzone di questo album, un r'n'b elettronico, si apre con la chitarra ed è sempre la chitarra ad aprire la seguente Joe the Lion, che è un brano decisamente rock, ma è il rock del futuro prossimo che verrà poi ripreso da gruppi come Bauhaus, Ultravox ed altri e ne faranno la base della loro produzione. Heroes penso che non meriti nessun commento, essendo ormai uno standard del ventesimo secolo a pari di canzoni come My way, Volare, La Via En Rose ecc… tutti almeno una volta ci siamo sentiti eroi per un giorno sentendo questa canzone. Sons Of The Silent Age è l'inevitabile seguito romantico della precedente Heroes dove il sapiente sax introduce il bellissimo canto di Bowie. Blackout è un dance rock in bilico tra melodia e energia, V-2 Schneider è un brano difficilmente classificabile, dove, ad un iniziale basso dall' incedere disco, vengono contrapposti il sax swing di Bowie ed il sinth che danno al brano un incertezza tra disco music e soul tecnologico. Nel secondo lato si torna alle cupe atmosfere della seconda parte di Low, il tetro suono organistico di Sense Of Doubt viene introdotto da una specie di vento elettronico, che qua e la riappare tra i due suoni ,organo e synth , che si sovrappongono e si alternano, scompare, di nuovo come nel precedente album, totalmente la ritmica. Il vento elettronico ci porta al brano successivo Moss Garden, nel quale il sinth è semplicemente accompagnato da degli accordi di koto (leggendo sulle note del disco di questo koto mi sono domandato cosa fosse…è una specie di cetra lunga due metri a tredici corde) ed appunto questo koto rende Moss Garden una specie di brano new age etnico. Il solito vento elettronico (ma forse pensandoci meglio potrebbe essere un oggetto volante…boh!!!) ci introduce a Neukoln, dove al rumorismo iniziale si inseriscono accordi di sax free jazz, synth funebre e poco altro, ma la sapienza di Bowie lo rendono un brano monumentale dove lo straziante sax del finale ci fa precipitare nell'innaspettato The Secret Life Of Arabia e qui torna la ritmica ed il canto, e fuggendo dalla fredda Europa si arriva nel solare sud, con un rock contaminato da "world music" dove ritmi etnici accompagnano la chitarra di Fripp. Un genere che sarà più prevalente nel successivo disco e che sarà sviscerato negli anni '80 e '90 da diversi musicisti tra Africa e Sud America.

Con Heroes Bowie raggiunge sicuramente l'apice della sua carriera che già dal successivo disco mostra chiari segni di decadimento. Lodger esce nel 1979 dopo la pubblicazione del monumentale live Stage ed è sicuramente un disco sottovalutato, nonostante contenga delle buone canzoni. In apertura si presenta come un prodotto più convenzionale infatti abbondano canzoni abbastanza semplici e anonime, come l'iniziare Fantastic Voyage o il rockettino Red Sails, ad altri brani banalmente pop. Le cose migliori sono i brani dove si tentano delle ricerche nella world music: Yassassin, Red Money e Repetition. In ogni caso sicuramente non un album imperdibile.

Trasferitosi di nuovo in America, nel 1980 pubblica Scary Monster, dove ogni velleità "avanguardistica" viene abbandonata per dare spazio a una musica pop rock non troppo ispirata, nel quale solo tre o quattro canzoni meritano di essere citate: Ashes to Ashes, discreto disco pop dove viene riesumato il vecchio Major Tom, il singolo (se non mi ricordo male) Fashion, un buon brano disco music e la cover di Kingdom Come di Tom Verlaine cantore di quella new wave del quale lo stesso Bowie è stato un pioniere e poco altro.

Negli anni '80 la discografia di Bowie si perde in inutili album disco pop, da Let's Dance fino al penoso Never let Me Down, ad un esperienza a cavallo del decennio di hard-rock con i Tin Machine del quale, nonostante un entusiasmo iniziale, non è rimasta memoria nel tempo. Nei '90 riesce a produrre ancora un paio di buoni album, Outside nel 1995 e Earthing nel 1997 che però adesso non ho voglia di ascoltare…è piu di due giorni che sto ascoltando solo Bowie, comincio ad essere saturo ;-)

In conclusione, a dispetto di quello che dicono i suoi detrattori, i meriti che vanno ascritti a David Bowie sono molti, tra gli altri di aver influenzato almeno due generazioni di musicisti e di aver assimilato le esperienze avanguardiste degli anni '70 trasformandole in musica pop per gli anni '80 (sarà poi un merito questo??!!??). Sicuramente il merito più grande sono quei sette o otto album che tutti amiamo da sempre.
Un saluto dal vostro zio Fonta
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giovedì, novembre 26, 2009

time may change me, but I can't trace time / 2

Prosegue il mono_tema dello zio Fonta dedicato a Bowie, buona lettura e buon ascolto...

Nel 1971 esce quello che da tutti viene definito il suo primo capolavoro e da questo momento Bowie abbandona ogni remora e incertezza affondando la sua arte totalmente nel glam rock, portato in auge al grande pubblico da un po' troppo  presto dimenticato Marc Bolan.
Si abbandona definitivamente l'epoca dei fricchettoni impegnati per una visione della vita più scanzonata e intrisa di ambiguità sessuale ed ideologica, ma il disco Hunky Dory è molto di più di una raccolta di canzoni disimpegnate, è un manifesto che omaggia, a volte anche in maniera ironica, l'imminenza della cultura americana nell'occidente, da Walt Disney ad Andy Warhol da Frank Zappa a Bob Dylan ed anche la musica varia, da pop orecchiabile come è la canzone d'apertura Change e la successiva oh You Pretty Thing, alla classica ballata cosmica boweiana Life On Mars e anche in minima parte Quicksand, oppure la folk rock Song For Bob Dylan. In Queen Bitch si riconosce la musica dei Velvet Underground e altri brani si possono quasi definire di minimalismo essenziale come Feel Your Heart, Andy Warhol e Kooks che ha quasi un incedere cabarettistico. Hunky Dory si chiude con la ballata acustica The Bewlay Brothers che il canto sofferente rende questa quasi un brano pre-dark. Il disco è sicuramente impreziosito da una produzione geniale e da musicisti eccezionali che riescono a rendere omogeneo tutto l'insieme delle musiche variando da brani orchestrali fino a ballate monostrumentistiche, dando all'opera un buon consenso di critica anche se non raggiunse appieno il grande pubblico.
Per quello bisognava aspettare l'anno successivo.


Quando "Ziggy" arrivò nei negozi, già dalla copertina, un fumetto che ritrae l'alieno Ziggy in un oscuro ambiente metropolitano, si capiva che Bowie era arrivato addirittura alla parodia di se stesso. Pur di arrivare oltre smitizzava se stesso e nell’estremizzare il travestimento si impersonificava in divo, nel divo, dove non piu l'arte ma l'artista era il fulcro di tutto. Nonostante questo The Rise And The Fall Of Ziggy Stardust And The Spider Of Mars è il capolavoro non solo di Bowie ma di tutto il pop degli anni '70. Con gli stessi musicisti che lo avevano accompagnato nel precedente album, dà vita a questo concept album sull'alienazione, nel quale la musica raggiunge una compattezza ed omogeneità che non ha precedenti ma forse nemmeno eredi.

Five Years, il brano che apre l’album, inizia con una melodica litania profetica che cresce di intensità fino a diventare delle urla disperate per poi sfumare nella successiva languida Soul Love e di seguito si torna nel cosmo con Moonage Daydream, un rock con Ronson che dà libero sfogo ai suoi riff chitarristici. Starman è una ballata intergalattica di rara bellezza (c’è per caso qualcuno che non la conosce?). It ain't Easy è una cover e può essere ascoltata come un brano space-folk. Con Lady Stardust si torna nella melodia pura e nel glam. In Star siamo nel rock'n'roll più classico dove prevale la ritmica della batteria. Hang to Yourself e Suffragette City sono due brani proto-punk (dal primo i Sex Pistols diranno di essersi ispirati per God Save The Queen). 2Ziggy Stardust" nella sua maestosità è l'autocelebrazione di Ziggy, cedutosi consapevolmente al decadimento del successo. Il tutto non può che finire con Rock'n'Roll Suicide dove in un canto drammatico si celebra l’inevitabile tragica morte della star tra il poetico fumo di mille sigarette, ma non la morte di Bowie, lui non è reale, lui non è niente, lui è tutto, lui è lo show.


Il successo cosmico rende Bowie una personalità anche al di fuori dell'ambito musicale, e le sue trasgressioni filtrate dalla maschera di irrealtà con il quale si immedesima, ne fanno sì un personaggio ambiguo ma allo stesso tempo accettato dalla sua impersonalità, ed al contrario di altre icone del passato, vedi Jim Morrison, che invece dall'essere trasgressivi erano stati portati ad un drammatico e tragico isolamento, Bowie nella sua maschera di clown perverso riesce a rendere popolare l'impopolare e nella consapevolezza collettiva da quel momento la trasgressione sarà vista solo come una bizzarra eccentricità e di questo ne pagherà le conseguenze soprattutto il punk che in breve tempo da movimento di protesta estremo si trasformò in una moda,eccentrica quanto vuoi ma indubbiamente popolare.

Travolto dal successo, Bowie si sente onnipotente e forse lo è veramente…comunque fa da pigmalione per i Mott the Hopple scrivendogli addirittura un pezzo All The Young Dudes che diventerà l'inno del glam rock ma sopratutto resuscita uno dei suoi eroi, Lou Reed, che dopo l'abbandono dei Velvet Undergroud era sprofondato nell'anonimato, producendo alla fine del 1972 il disco della rinascita quel Trasformer dove canzoni come Vicious, Walk and The Wild Side, Perfect Day, Satellite Of Love filtrate dalla sapiente produzione di Bowie, ne fanno uno degli album più imperdibili del decennio.

Alladin Sane, che esce nel 1973, ha un unico difetto: quello di essere successivo a Ziggy Stardust. Riproponendo gli stessi dettami musicali, ma non riuscendo a riproporre la stessa omogeneità, non può che passare in secondo piano nei confronti del precedente. Sicuramente è un album più rock' n' roll, su tutto prevale la title track che ha quasi dei richiami jazz , What That Man e Cracked Actor hanno sicuramente una ispirazione autoparodistica, Drive In Saturday e Panic In Detroit già come si intuisce dal titolo della seconda sono delle pessimistiche previsioni futuristiche. Time è una ballata piu intimista e meno glam del solito, probabilmente è di quello che parla il tempo della canzone, della fine dell’epoca glam, ma è ancora presto, anche se non di molto. Con la successiva The Pretties Star però si ritorna al glam più classico e dopo una cover dei Rolling Stones possiamo sentire il bellissimo blues rock, nel quale da molto tempo non si cimentava, di The Jean Genie. Il disco si chiude con la delicata Lady Grinning Soul, una ballata di una struggente tragicità. Nello stesso anno Bowie registra anche Pin Up un disco di cover di brani di successo degli anni 60, Pink Floyd, Them, Who, Pretty Thing ecc.. riproponendoli in chiave glam.

Fine seconda parte - Leggi la prima parte

martedì, novembre 24, 2009

time may change me, but I can't trace time / 1

Mettetevi comodi, è in arrivo la prima parte del nuovo 'mono_tema" dello Zio Fonta questa volta dedicato al Duca Bianco...

David Robert Jones in arte David Bowie, è stato senza ombra di dubbio una delle figure più controverse della storia del rock, sempre in bilico tra genialità e ironica superficialità, che ne hanno fatto un facile bersaglio per molti critici di alto profilo morale. Raccogliendo negli anni settanta l'eredita dei Beatles, ha trasformato culture artistiche "underground" in pop art nel senso più tangibile della definizione, per l'appunto arte per le masse. A causa di questo i sopracitati critici puristi non l'hanno mai perdonato, oltretutto a differenza dei Beatles, Bowie diede molta importanza all'aspetto estetico del suo lavoro, dove un forte impatto visivo, travestimento recitazione e danza, trasformavano i suoi live in spettacoli post-decadenti nel quale la musica era solo un tassello, certamente prevalente, ma non era tutto, rendendo ancora più scettici, gli onnipresenti critici, sulla sincerità della sua musica (per un approfondimento sulla sincerità della musica posso consigliarvi la lettura di Musica Di Plastica - La Ricerca dell'Autenticità nella Musica Pop) a questo si aggiunga anche un costante trasformismo della sua musica che và dal glam rock al proto-punk, synth-pop, dark gothic addirittura al soul, che ne hanno fatto un percussore della new-wave e delle sue contaminazioni musicali. A dispetto di tutto questo scetticismo, ormai a trent'anni di distanza, più nessuno ha il coraggio di negare la grandezza dell'opera musicale di Bowie negli anni '70, che per la sua qualità non penso che abbia uguali nella storia del pop.


David Jones comincia la sua carriera musicale alla metà degli anni sessanta, in quella Londra che nello stesso periodo vede la nascita di gruppi tipo Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Animals, Yardbirds ecc. ecc. nel quale il nostro cerca di emergere ma le prime esperienze non sono certo rilevanti…il primo singolo lo incide nel 1964 come cantante dei King Bees, Liza Jane, un classico rock blues tipico del periodo, che sicuramente non colpisce per la sua originalità. Subito dopo abbandona il gruppo e si aggrega ai Mannish Boys, col quale incide il singolo I Pity The Fool ma che nonostante la promozione televisiva non raggiunge il successo sperato. La musica è un classico blues rock, l'unica cosa rilevante del disco è che la chitarra solista è suonata da un certo Jimmy Page. Nel 1965 prima di prendere definitivamente, consigliato dal produttore, il nome David Bowie, incide ancora un 45 giri come David Jones and the Lower Third. A causa di dissidi per la promozione del disco Bowie abbandona presto i Lower e nel 1966 pubblica il suo primo singolo a nome David Bowie, Do Anything You Say e di seguito I Dig Everything, che pur non essendo dei capolavori, sono sicuramente più originali delle precedenti incisioni. Nel 1967 esce il suo primo Lp a nome David Bowie, dove sono sì alcune cose interessanti ma prevale un’incertezza di intenti che lo rendono un lavoro quasi cantautorale, simile a quello di molti folk singer convertitesi al rock tipo Donovan o Al Stewart. Dello stesso periodo sono sicuramente più riusciti i due singoli The London Boys ma soprattutto The Laughing Gnome che per vie delle trovate bizzarre negli arrangiamenti è sicuramente la cosa migliore prodotta da Bowie fino a quel momento.


Niente fa pensare che circa un anno dopo, nel 1969, questo anonimo musicista, possa pubblicare un singolo che gli darà la tanto agognata fama mondiale (ne verrà fatta anche una penosa versione italiana con testi di Mogol dal titolo Ragazzo solo ragazza sola). Il 45 giri Space Oddity è la canzone perfetta come colonna sonora del periodo: è una ballata sinfonico psichedelica che parla di viaggi spaziali e la sua pubblicazione è quasi contemporanea allo sbarco sulla luna. Il countdown con il quale inizia la canzone sembra arrivare direttamente da Cape Canaveral e la bella struggente canzone non ci farà mai più dimenticare le avventure del Major Tom protagonista della storia. Bowie nello spazio ha comunque trovato la direzione verso quale indirizzare la sua musica, ed infatti la sua produzione successiva sarà intrisa di storie fantascientifiche. L'album che segue la pubblicazione del singolo, Man of words/Man Of Music successivamente reintitolato Space Oddity (chissà come mai??!!??), spinto dal successo del singolo ha un ottima risposta dal pubblico, e nonostante non sia un capolavoro contiene alcune canzoni interessanti come Letter To Hermione che è una canzone d'amore, una delle poche nell'intera carriera di Bowie, Wild Eyed Boy From Freecloud un’interessante ballata folk e l'interminabile Cygnet Committee che è un canto di "de profundis" all'epoca hippie. Se a queste si aggiunge il pezzo rock  Unwashed And Somewhat Slightly Daze", le ballate Janine, God Knows I'm Good e infine la gustosa marcia psichedelica Memory Of A Free Festival, che chiude il disco, nel complesso possiamo definirlo un buon album.


Ed è a cavallo del decennio che Bowie compie la sua prima trasformazione dove, grazie alla collaborazione con il mimo ballerino Lindsay Kemp, da semplice cantautore si trasforma ad icona del glam piu esibizionista, travestito di colori sgargianti e sormontato da una folta chioma bionda. Si esibisce accompagnato da un potente gruppo al limite dell’hard-rock, ed è appunto in collaborazione con questi musicisti che incide il disco successivo, verso la fine del 1970, The Man Who Sold The World, ed è un disco che dà una decisa svolta alla musica di. Ingiustamente sottovalutato, la musica è un hard-rock r&b psichedelico, che fa da spartiacque tra gli anni '60 e gli anni '70, creando ex novo l'estetica musicale del decennio. Il disco si apre con l'incalzante rock di The Widht Of A Circle e si chiude con l'esaltante parodia del Superman di Nietzsche. In mezzo troviamo una serie di canzoni più o meno esaltanti che raggiungono l'apice con la title track (riportata al successo negli anni novanta dai Nirvana...ancora loro!!!!!!) e con She Shoock Me Cold che è un evidente omaggio al hard-rock dei Led Zeppelin. Curiosità: la copertina che ritraeva Bowie in abiti femminili fu censurata negli Stati Uniti.

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venerdì, ottobre 30, 2009

Rock'n' roll can never die

Partito dal Canada Neil Young, ventenne, raggiunge la California che nella seconda metà degli anni sessanta è uno dei posti dove la rivoluzione culturale, che raggiungerà il suo apice nel '68, è in massima evoluzione, ed è qui che la cultura hippie del peace and love prende il suo avvio. Musicista fin dalla prima adolescenza nel 1966 Young si unisce ai Buffalo Springfield, che ben presto diventa una delle band guida del country rock grazie anche alle sue composizioni, Broken Arrow e I’m a  Child tra le più famose. Due anni dopo uscì il suo primo disco solista che con i suoi blues acustici e le ballate country, nonostante sia un prodotto un po' immaturo, rivela tutta la natura compositiva del personaggio. Nel 1969 con l'album Everybody Knows This Nowhere incomincia la sua collaborazione con i Crazy Horse che daranno un’energia più rock alle ballate folk, dove Cinnamon Girl e Cowgirl in The Sand sono sicuramente due capolavori indimenticabili.

Il 1970 è l'anno cruciale per la carriera di Neil Young, infatti inizia la sua collaborazione con i CSN, col quale aveva già  suonato, se pur riluttante per le riprese cinematografiche a Woodstock l'anno prima, che daranno alle stampe l'immortale Deja Vu e come solista pubblicò il suo terzo album After The Gold Rush dove nonostante la presenza dei Crazy Horse c'è un ritorno alla fase più folk, ma non mancano alcuni episodi di sferzante rock. È soprattutto con la canzone Southern Man, un inno antirazzista, che rivela una consapevolezza sociale e politica che si manifesterà appieno nell'incisione del singolo Ohio, un’accusa nei confronti della polizia che all'università del Kent sparando durante una manifestazione provoca la morte di quattro persone.
Fino a questo punto la carriera di Neil Young non è diversa da quella di molti altri cantori americani più o meno impegnati, che con l'allontanarsi del entusiasmo giovanile ripetono se stessi all'infinito, ma i tempi stanno cambiando…si accentua la guerra in Vietnam l'onda lunga del boom economico si sta affievolendo e lo spirito hippie sta morendo travolto dall'eroina. Neil Young nella sua sensibilità percepisce tutto questo, e quello che prima nella sua musica era malinconia diventa rabbia e ribellione con una voglia di urlarlo al mondo intero, che nello spirito più che nella musica anticipa di qualche anno la "rivoluzione" del punk al quale Young renderà omaggio in uno dei suoi capolavori nel album Ruast Never Sleep del 1979, dove frasi come "Rock'n' roll can never die" (il rock'n'roll non può morire), o "meglio bruciarsi che svanire" (usato da Curt Cobain nel suo messaggio d'addio) al contrario dall'essere retoriche danno un sunto ed un continuo a quello che è stato e che sarà il rock.
Nel 1972 esce il disco Harvest che gli darà un successo mondiale. Registrato nel 1971 viene pubblicato solo un anno dopo a causa di problemi personali di Young. È un album ancora più country dei precedenti ed è un album di un Neil Young più arrabbiato e più disperato, nel quale troviamo una canzone come "The needle and the damage done" dove con struggente poetica racconta il dramma della droga che da lì a pochi mesi porterà alla morte Danny Whitten, suo amico nonchè chitarra dei Crazy Horse ,o dove in un altra canzone, Alabama, ripropone il tema del razzismo, oppure In Out to The Weekend parla della solitudine. Sicuramente il successo mondiale più che dalle liriche è dato dalle musiche perfette e di grande impatto, che lo faranno conoscere anche ad un pubblico piu avvezzo al pop.


Nonostante il successo planetario Neil Young piomba in una fase ancora più drammatica che rende la sua produzione successiva ancora piu cupa ,e ne sono un esempio i dischi successivi, "Jurney Through The Past, Time Fade Away, registrato dal vivo, e soprattutto nel successivo "On The Beach" dove già dalla copertina traspare tutta la desolazione del suo stato d'animo, dove in una spiaggia la sua figura di spalle guarda verso il mare sormontato da un cielo grigio, il tutto contornato dalle classiche sdraio e ombrellone,ed una Cadillac affondata nella sabbia…e le musiche non sono da meno.
Ma alla fine, nonostante il pessimismo di molti che lo vedevano prossimo all'autodistruzione, Young dà uno sfogo a tutto questo registrando uno dei dischi più importanti del periodo se non dell'intera storia della musica rock, un disco che influenzerà generazioni di musicisti, dai Sonic Youth ai Pearl Jam da Nick Cave ai Dinosaur Jr.ai Nirvana…chi più chi meno deve qualche cosa a questo disco e molti di questi artisti, chi in un modo chi in un altro, gli hanno reso il giusto omaggio.


Tonight 's The Night è un disco cupo, drammatico ma soprattutto nero, già dalla copertina, per l'appunto nera dove si vede un Neil Young di tre quarti con un vestito all'apparenza chiaro, che con uno sguardo drammatico coperto in parte da occhiali neri, di fronte ad un microfono sta per indicarci qualche cosa, qualche cosa che si è perso…Tonight's The Night è la definitiva scritta sulla pietra tombale di un’epoca, il flower power, il peace and love insomma tutto quello che una generazione aveva vissuto nella speranza di cambiare il mondo era finito, ogni illusione era svanita in una spirale di violenza e droga. Registrato nel retro di un garage, del quale pare avesse divelto una parete per far passare tutta la strumentazione, il disco è praticamente un live registrato in presa diretta del quale alcune inevitabili imperfezioni lo rendono ancora più affascinate, sottoponendo i musicisti,i superstiti Crazy Horse più altri amici tra cui Nils Lofgren e Jack Nitzche, ad estenuanti prove serali che inevitabilmente posticipavano la registrazioni a notte inoltrata, rendendo ancora più crepuscolare il risultato delle medesime.
Il canto funebre si apre con la title track Tonight's the Night dedicata all’amico nonché roadie Bruce Berry, che viene testualmente citato nella canzone,anche lui morto per droga come il sopra citato chitarrista Danny Whitten. A loro due sarà dedicato l'intero album, Speakin'Out e World on a String un blues il primo, un po' più rock la seconda con la loro acidità ci accompagnano fino all'ascolto di Borrowed Tune che assieme alla struggente Mellow My Mind esaltano la drammaticità del canto di Neil Young reso ancora più tormentoso dall'inseparabile armonica. Un paio di canzoni piu "leggere" Come On baby Lat's go Downtown, un rock’n’roll, Another Number, un country-stile,  precedono Albuquerque,uno dei suoi capolavori che nonostante l'omogeneità del disco riesce ad evidenziarsi, dove la contrapposizione delle due chitarre, adeguatamente amplificate, sarebbero state alla base della musica di molti gruppi degli anni '90. Dopo due pezzi di grande valore come New Mama e Lookout Joe ,e prima della ripresa della title track che chiude l'album, riprende il canto funebre con il bellissimo talkin'blues Tired Eyes. E poi finisce un disco che più che un epitaffio del suo tempo è un testamento di un intero periodo storico con tutte le sue delusioni e sconfitte.
Nel 1975, dopo aver subito un operazione alla gola, Neil Young fa uscire l'album Zuma, ingiustamente sottovalutato, dove prevale una vena più rock del solito e dove nonostante il tema principale sia la cultura indigena americana e i soprusi subiti, la musica è sicuramente più raggiante (nei limiti di Neil Young) che nei precedenti album.


Il 1977 e il 1978 vedono l'uscita di due discreti album prevalentemente country, American Stars'n'Bars dove l'impressione è appunto, soprattutto nel primo lato, quella di canzoni avvinazzate e Comes A Time che ottiene un buon successo grazie alla sua somiglianza con Harvest. Nei due dischi spiccano soprattutto le canzoni Like A Hurricane sul primo e Lotta Love sul secondo.
Rust Never Sleep, registrato in una lunga tournee con i Crazy Horse, esce nel 1979 ed è un vero capolavoro. Diviso in due parti, come erano i suoi concerti, il primo lato acustico si apre con My my Hey Hey (out of the blue)…il punk è arrivato e Neil Young lo sa e non nega l'evidenza: "This is the story of Johnny Rotten" ma anche "Rock'n' roll can never die"…come ho detto sopra tutto finisce ma tutto ricomincia, e anche nella canzone "The Thrasher" è consapevole che lui e tutta la sua generazione sono ormai dei dinosauri e lo dice chiaramente quando canta "like dinosaurs in the shrine". Il nostro canadese è un dinosauro che ha ancora qualche cosa da dire ed infatti, dopo altri tre brani acustici che riportano alla questione indigena già affrontata su Zuma, si cambia lato ed esplodono Powderfinger e Wolfare Mothers in tutta la loro elettricità ed è un garage rock che una decina di anni dopo avremo chiamato grunge. La successiva Sedan Delivery, ancora più trascinante delle precedenti, ci parla di degrado metropolitano. Il disco si chiude con la versione elettrica del primo brano che diventa Hey Hey My My (into the black)…ancora il nero!!!!


Nel Proseguo della sua carriera sicuramente Neil Young non è stato più capace di riportare la sua grandezza a questi livelli e gia il seguente Hawks and Doves scivola nell'anonimato. Di seguito prova a reinventarsi con l'hard rock Re-ac-tor o addirittura con l'elettronica, Trans e Landing On Water, con vari ritorni al coutry e al blus rock delle sue origini. Gli anni ottanta sono veramente stati poveri di ispirazione per Young. Nel 1989 con l'album Freedom mostra segni di risveglio nella sua vena compositiva,e con Ragged Glory del 1990 raggiunge il pubblico del grunge che, giustamente, lo elegge a padre fondatore della musica di Seattle. Incomincia così anche un tour dove a fare da spalla ci saranno i Sonic Youth. Inciderà nel 1994 Sleep Whit Angels in memoria di Curt Cobain e nel 1995 Mirror Ball con i Pearl Jam e sempre nel 1995 scrive la colonna sonora per il film Dead Man di Jim Jarmush, registrandolo in presa diretta mentre scorrevano i fotogrammi della pellicola ed è forse questa la sua cosa migliore fatta da molto tempo.


Il seguito della carriera fino all'attuale ispirazione ecologista è costellata da registrazioni di vario genere ma soprattutto da alcune antologie di notevole interesse.
Neil Young è stato una star senza mai esserlo, sicuramente al pari di Elvis Presley e Bob Dylan, uno dei massimi esponenti della musica americana, naturalmente escludendo il jazz, ma a differenza del primo non è mai stato un eroe delle masse (ci avrebbe pensato Springsteen a quello) e non si è mai sentito un profeta come il secondo. La sua immagine più viva è quella di lui solo seduto sul palco che con la sua voce struggente declama poesie per una generazione che ancora aspetta la verità.
Lo Zio Fonta